Una vecchia storia di tradizione: Tenuta Stella e i vini rossi del Collio


Quando si parla di Collio goriziano, viene naturale pensare agli splendidi vini bianchi minerali che questo particolare territorio ci offre e dei quali ho già trattato nei post precedenti. Nel Collio, però, si coltivano da secoli anche diverse varietà di viti dal frutto rosso, alcune autoctone ed altre di provenienza estera, perlopiù francese.

Già dal XVIII secolo, iniziano a comparire i nomi di alcuni vitigni rossi come il Refosco ed il Corvino e, dalla metà del 1800, si introducono varietà di uve francesi come Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e, in piccola misura, Pinot noir che vanno a sostituire vitigni locali meno usati con risultati decisamente migliori.

Se è vero che l’assoluta maggioranza della produzione della zona è a favore dei vini bianchi – ai primi del ‘900 rappresentava il 90% del totale – è altrettanto innegabile che i rossi si sono sempre ritagliati il loro spazio, potendo contare sul fatto che la particolare composizione del terreno marnoso-arenario chiamato “ponca” o “flysch” conferisce loro caratteristiche di freschezza, eleganza e mineralità assolutamente uniche.

Anche Tenuta Stella ha tenuto fede alla tradizione, mantenendo le vigne di Refosco dal peduncolo rosso e di Schioppettino ed aggiungendo una piccola porzione coltivata a Pinot nero - la cui presenza sull’intero territorio del Collio è solo dell’1% - che in queste vigne, grazie ad una favorevole condizione pedoclimatica, si esprime ad ottimo livello.

Il Refosco dal peduncolo rosso è la varietà più tipica della zona e, tra le diverse tipologie di Refosco, anche quella che offre le migliori caratteristiche qualitative. Originario delle zone carsiche ed istriane, è coltivato in tutto il Friuli e la Venezia Giulia e rappresenta certamente il vitigno autoctono rosso più emblematico della regione.

Dà vita ad un vino dal colore profondo, con intensi profumi di frutti rossi, di grande bevibilità e piacevolezza gustativa.


Lo Schioppettino, riscoperto e recuperato all’estinzione negli anni ‘70 dal prezioso lavoro di esperti nel territorio di Prepotto, è un vitigno in realtà presente in queste zone sin dal XIII secolo, come accertano documenti dell’epoca. È conosciuto anche con il nome di Ribolla nera e deve il nome Schioppettino, probabilmente, alla particolare croccantezza dei suoi acini che “scoppiano” in bocca quando morsi. Altri attribuiscono invece il nome alla naturale tendenza di questo vino alla rifermentazione spontanea dopo l’imbottigliamento e quindi alla sua vivacità.

Regala un vino intrigante e fine al naso, con profumi di piccoli frutti rossi e sentori speziati, molto piacevole al gusto esolitamente deciso e corposo.


Tenuta Stella produce 2.500 bottiglie all’anno di un vino rosso – lo Sdencina - con la denominazione Venezia Giulia I.G.T., assemblando Refosco eSchioppettino.

Come già detto, nel territorio c’è una piccola presenza di uve di Pinot nero, vitigno di difficile ambientamento che nelle vigne di Tenuta Stella ha trovato un ottimo habitat: altitudine, ventilazione e terreno drenante favoriscono lo sviluppo di questa vite con risultati sorprendenti.

Se ne ricavano, attualmente, 2.000 bottiglie all’anno con la denominazione di origine controllata Collio Pinot nero ma l’obiettivo è di ampliare la produzione nel tempo.


Produzioni molto limitate, dunque, ma di grande qualità come nella filosofia di questa piccola azienda che ha abbracciato in toto la scelta biologica, nel rispetto del territorio e della salute dei suoi – ancora pochi, viste le esigue quantità disponibili – fortunati estimatori.


Ed ecco, infine, le mie note di degustazione dei due vini:


Sdencina” Rosso I.G.T Venezia Giulia 2018


Assemblaggio di Refosco dal peduncolo rosso e Schioppettino, fermenta in tini di legno con lieviti indigeni e svolge l'affinamento successivo in tonneaux di rovere francese – per il 60% - ed in barriques di primo e secondo passaggio per il restante, sostandovi almeno 20 mesi.

Nel calice ci accoglie con un caldo ed invitante rosso rubino con riflessi brillanti. Il naso ci rimanda intensi profumi di ciliegia e piccoli frutti rossi venati da fini sentori speziati e note balsamiche.

All’assaggio si offre assolutamente coerente rispetto all’olfatto con sorprendente equilibrio tra freschezza e corposità, che lo rende molto piacevole ed invoglia al sorso successivo. Il finale è pulito, elegante e delicatamente balsamico. Un vino di bella personalità e grande eclettismo, capace di affascinare sia gli inesperti che i palati più esigenti.

Si abbina felicemente a salumi, primi piatti di pasta fresca con ragù di manzo - ma anche di selvaggina – o con dei bocconcini di vitello ai funghi.

Considerando la sua potenziale longevità, di circa 6 o 7 anni, sarà certamente adeguato, con un maggiore affinamento, anche a piatti di carne rossa, arrosto o alla griglia.


Pinot nero D.O.C. Collio 2018


Prodotto con uve 100% Pinot nero. Il mosto viene posto a fermentare spontaneamente con lieviti indigeni in tini di legno. Il vino affina parzialmente in barriques nuove non tostate (circa il 40%) ed in tonneaux di rovere francese di secondo passaggio per la parte maggiore, rimanendovi complessivamente per circa 10 mesi.

L’impatto visivo è di un rubino trasparente e molto luminoso. All’olfatto si presenta con decisa intensità e finezza, con note di fiori appassiti come viola e rosa canina, di piccoli frutti rossi di sottobosco e più ricche confetture di lamponi e fragole, subito seguite da spezie dolci e tabacco biondo. Si percepiscono leggeri sentori fumé.

In bocca entra intenso con freschezza e sapidità; il tannino è d’impatto immediato ma si stempera subito in un abbraccio vellutato. I richiami fruttati e speziati sono alle sensazioni percepite al naso.

Nonostante la freschezza e la facilità di beva, si percepisce chiaramente una struttura importante.

Chiude con lunga persistenza e lievi ritorni boisé, che ci confermano quanto questo vino sia ancora giovane. L’annata successiva (2019) sarà disponibile nel prossimo autunno.

Un Pinot nero di grande eleganza e classe, capace di affinare in bottiglia almeno altri 6-7 anni prima di raggiungere la sua piena maturità.

Nella sua veste attuale, lo consiglierei in abbinamento ad una sella di agnello al forno, ad un fagiano ripieno e ad un petto d’anatra arrosto. Da provare anche con formaggi vaccini semistagionati e con salumi leggermente affumicati come, ad esempio, il friulano prosciutto di Sauris.

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